
QUADERNO N. 62 (2025)- PSICOANALISI E INFANZIA IN DIALOGO
Luglio- dicembre 2025
In questo numero accompagneremo il lettore nella riflessione su come la psicoanalisi si sia relazionata con l’infanzia, aprendo le sue stanze alla famiglia del bambino, accogliendo pazienti che non sono in grado di accedere a un registro simbolico e dialogando con le neuroscienze. In primis i contributi si focalizzano sulla dicotomia fra sessualità e trauma che, agli esordi della psicoanalisi, ha caratterizzato le teorizzazioni sullo sviluppo psichico e l’eziologia della nevrosi. Questa prospettiva ha successivamente orientato la possibilità di includere nel trattamento sia le strutture non nevrotiche, sia i bambini. Un altro tema emergente proprio dalle prime osservazioni psicoanalitiche dei bambini è la relazione temporale tra la fase di sviluppo raggiunta, il momento del trauma e la comparsa della sintomatologia, evidenziando la necessità di considerare la prospettiva temporale come un complesso processo di interazione con l’ambiente che si realizza tra l’episodio traumatico e la sintomatologia.
Approfondendo i processi di conservazione nella mente delle esperienze prima che il bambino abbia accesso a un mondo simbolico, con la possibilità di passaggio alla rappresentazione, la riflessione si sposta sulle applicazioni della psicoanalisi con pazienti anche lontani dal registro del “simbolico” (ad esempio persone riconducibili allo spettro autistico) e sull’introduzione dei genitori e delle famiglie nel pensiero e nella pratica psicoanalitica. Infine un ulteriore focus proposto mira a valutare come tentare un’integrazione tra le nuove conoscenze scientifiche e la terapia psicoanaliticamente intesa. Già Freud ipotizzava l’inconscio legandolo alle conoscenze che aveva del funzionamento cerebrale. Il cervello può essere visto come un sistema dinamico in relazione continua con l’ambiente, dove la percezione non è solo reattiva, ma costruttiva. Questo si riflette nella crescente centralità del corpo e della relazione all’interno delle teorie psicoanalitiche. La teoria polivagale e gli studi neurobiologici, in particolare, sottolineano l’importanza delle interazioni precoci madre-neonato nella regolazione emotiva e nello sviluppo del cosiddetto “cervello sociale”. Il processo terapeutico, nella visione contemporanea, non è più, dunque, solo interpretativo, ma relazionale e co-costruito. La parola del terapeuta assume un ruolo regolatore, integrativo e trasformativo, capace di incidere sugli stati affettivi e favorire l’emergere di nuove narrazioni di sé.
Indice
Quaderno 62
Lucia De Bastiani
Claudio Miglioli
Un Ricordo a Raffaella Roseghini
Seminari 2024-2025
Cristina Calle, Maria Iole Colombini e Paola Morra
Nodi teorici e clinici della psicoanalisi infantile nei seminari PsiBa 2024
Silvia Paolicelli
Sándor Ferenczi: l’adattamento della famiglia al bambino
Luisa De La Pierre, Elena Pizzi e Elena Scherini
La psicoterapia genitori-bambino. Esperienze a lungo termine in soggetti con disturbi dello spettro autistico
Roberta Vitali e Francesco Mancuso
Psicoanalisi e neuroscienze in dialogo
Monica Fumagalli, Franca Beatrice, Alicia Sovera, Fabio Mascheroni e Ludovica Bonsignore
Il corpo parla laddove la parola tace. L’approccio psicodinamico in dialogo con la prospettiva polivagale
Articolo storico
Raffaella Roseghini
