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AREA CLINICA

Coordinatore: Virginia Lucioli Ottieri

 

L’Area Clinica è un comitato che coordina tutte le attività di ricerca clinica e teorica dell’Istituto.

Le tematiche dell'età evolutiva sono il pilastro di questo ambiente, che si arricchisce  di uno spirito accademico e della frequente promozione di convegni, gruppi di studio e di ricerca, tesi all’approfondimento delle tematiche stesse.

L’Area Clinica opera in due settori, clinico e di ricerca.

Attività di ricerca e gruppi di studio

Il comitato è aperto a Soci e Allievi, che fin dal primo anno potranno partecipare a gruppi di studio e di ricerca già esistenti o proporne loro stessi. Le ricerche vengono poi pubblicate come contributi sulla rivista dell’Istituto Quaderno di Psicoterapia del Bambino e dell’Adolescente, e possono dare origine a convegni sui temi delle ricerche stesse.

Il comitato si riunisce mensilmente ed opera in costante contatto con la Onlus e con gli altri comitati dell’Istituto, al fine di coordinare l’attività scientifica dei Soci e di mantenere -attraverso la Onlus- il contatto con il territorio e con le possibili esperienze lavorative di applicazione dei risultati delle ricerche.

 

Questi sono alcuni dei temi attorno ai quali si sono costituiti i gruppi di formazione, studio e ricerca in questi ultimi anni:

Riflessioni cliniche sul percorso di psicoterapia nei pazienti affetti da mutismo selettivo: intensità dei vissuti controtransferali che aprono il cammino verso un significato e un incontro

Coordinatori: Elena Pizzi, Roberta Vitali e Anna Fazio

Collaboratori:  Marika Pettuzzo, Agnese Ballarani, Marta Polletta, Patrizia Visigalli, Rossella Cordaro, Fabio Mascheroni, Martina Guazzone, Giulia Tombini, Alessandra Ruggiero, Francesca Colombo, Elvira Primerano e Francesca Marengo

Il mutismo selettivo è un quadro clinico complesso. Il bambino si presenta come selettivamente incapace di comunicare verbalmente in contesti al di fuori della famiglia. Negli ambienti in cui sperimenta stati di benessere e sicurezza egli risulta, invece, in grado di comunicare ed esprimersi liberamente. Frequentemente in questi casi si riscontra, nell’ambito familiare, la percezione di un mondo esterno pericoloso e minaccioso, un vissuto che potrebbe invadere proiettivamente il mondo interno del bambino.

La voce e i gesti della madre, nell’interazione madre-bambino, assumerebbero un ruolo centrale nel periodo in cui il neonato mette in campo un’attività rappresentativa che ha la funzione di ricerca della continuità rispetto alle attività esterne e di assicurazione di sentirsi pensare (Golse, 1999). La madre, infatti, con il suo dialogo, riempie di “colore” e rende “comunicativo”, attraverso una traduzione verbale, il pensiero per immagini e suoni del bambino. 

Il gruppo cerca di rintracciare alcune trame comuni nell’ambito di alcuni casi clinici che sono stati seguiti in terapia. Il nostro focus attenzionale si orienta a valorizzare spunti utili per maneggiare e rielaborare il difficile controtransfert che tale quadro clinico, attraverso processi di identificazione proiettiva, induce nel terapeuta, chiamato a trovare un posizionamento nella complessuale dinamica dentro-fuori (mondo interno-mondo esterno, relazione inclusiva-escludente, ecc), ad accogliere e ritessere intense correnti di moti pulsionali e libidici che non trovano una libera e modulata via di espressione. 

Quando si spegne la parola anche il corpo si irrigidisce e si immobilizza, creando della aree comunicative complesse. Il sintomo del mutismo selettivo pensiamo possa rappresentare una manifestazione della impossibilità di “andare verso” e una rappresentazione della riorganizzazione psichica orientata in un claustrum, che la mancanza della voce sancisce, esiliando il paziente dall’intimità e dalla bellezza del mondo. Pensiamo che a questo silenzio non corrisponda un vuoto di significato e sarà compito della terapia intercettarne il valore, ridando la possibilità di espressione di una propria vitalità. 

La teoria poligale: quando il trauma resta nel corpo (2024)

Coordinatore: Monica Fumagalli e Franca Beatrice

Collaboratori: Ilaria Montolli e Andrea Furiosi

Il gruppo clinico mira ad approfondire il tema emergente dalla teoria polivagale di Porges che è una teoria neurofisiologia che si basa sul ruolo del sistema nervoso autonomo nel regolare le risposte allo stress e alle minacce.

Il nervo vago svolge una funzione essenziale all’interno del sistema di coinvolgimento sociale. Questo complesso meccanismo, talvolta denominato il circuito di sicurezza, impiega vari elementi, tra cui il contatto visivo, le espressioni facciali, il tono della voce, i movimenti della testa e la gestualità per stabilire connessioni sicure con gli altri (Porges, 2004). Attraverso processi autonomi, questo sistema di monitoraggio interno opera in background, interpretando in modo implicito segnali subliminali di sicurezza o minaccia.

La teoria polivagale è un modello applicabile alla salute (oncologia, malattie autoimmuni, fibromialgia, disturbi psicologici). Quando il sistema nervoso autonomo è continuamente impegnato in attività difensive, come può accadere in situazioni traumatiche o di stress prolungato, viene a mancare, in modo cronico e potenzialmente dannoso per la nostra salute psico-fisica, l’alternanza armonica tra carica e scarica dell’attivazione (sistema simpatico e parasimpatico).

Si intente approfondire -attraverso la valutazione di situazioni cliniche- il contributo della teoria alla comprensione del rapporto mente-corpo e lavorare sulle ricadute dei processi legati al corpo non mentalizzato all’interno della psicoterapia.

La psicoterapia on-line con i bambini ai tempi del coronavirus​ (2022-2023)

Coordinatore: Anna Fazio

Collaboratori: Giulia Brambilla, Paola Brambilla, Federica Dossena, Gloria Galbiati, Silvia Liberatore, Maria Kartseva, Federica Magarini, Nicoletta Marcheggiani, Antonella Mincuzzi, Virginia Ottieri, Francesco Panzeri, Federica Pigazzi, Elena Pizzi, Egle Sentieri, Laura Sudati, Rosangela Taulaigo, Eleonora Boni.

Il gruppo si è costituito nel momento del confinamento per la pandemia da coronavirus.  Come psicoterapeuti dell'età evolutiva, ci siamo confrontati sulla possibilità di continuare a seguire i pazienti da remoto.  Mentre per gli adulti c'erano già esperienze riportate in letteratura, per l'età evolutiva non abbiamo trovato esperienze con cui confrontarci, in particolare per i bambini.  Così abbiamo cominciato ad incontrarci on-line per il bisogno di condividere pensieri, timori, perplessità e per una riflessione sui primi passi che stavamo facendo.

La maggioranza dei nostri piccoli pazienti, con i loro genitori, ci ha seguito, pur con molte difficoltà.

Il lavoro del gruppo è stato soprattutto di riflessione sulla modalità del tutto nuova del setting, in cui la presenza a distanza modificava molti canali di comunicazione e di contatto; di condivisione delle difficoltà nell'attivare la funzione terapeutica, ma anche della scoperta di possibilità inattese.   In alcuni casi infatti si è potuto creare con il bambino e la sua famiglia una dimensione relazionale che ha permesso delle aperture a volte difficili nella stanza di terapia.

Il gruppo ha costituito il luogo in cui portare idee e pensieri incerti, dubbi e interrogativi per poterli poi elaborare attraverso il pensiero comune. Le riflessioni fatte e molte esperienze terapeutiche di questo periodo sono state scritte e saranno pubblicate sul prossimo Quaderno dell'Istituto. Il lavoro del gruppo continuerà sul ritorno dei percorsi terapeutici nelle stanze, al termine del confinamento.

 

Gruppo di ricerca clinica e teorica per la presa in carico psicoterapica in contesti di tutela minorile

Coordinatore: Alessandro Ziche

Collaboratori: C. Naibo, D. Sesso, E. Bertoncelli, G. Previtali, M. Conti, M. Colciago, S. Pinto, S. Liberatore, C. Bosio

1. Il gruppo di ricerca, dalla sua costituzione ad oggi, si è incontrato regolarmente con frequenza quindicinale; ha approfondito la letteratura scientifica del caso e promosso una discussione e condivisione clinica sulla casistica trattata. Quanto ha esitato in un progetto di ricerca descrittiva e in un programma di approfondimento clinico e scientifico volto alla definizione complessiva di una metodologia psicoterapica in contesti di “Tutela minorile”.

2. È stata realizzata una ricerca descrittiva dell’attività clinica psicoterapica degli ultimi cinque anni di attività dei componenti il gruppo di ricerca (67 pazienti). È stato predisposto un database (con disamina delle cartelle cliniche) con relativa elaborazione statistica; è stato predisposto un articolo che raccogliesse i risultati della ricerca di prossima divulgazione (nel 2020).

3. È stato realizzato uno studio sulle premesse “ambientali” (Caregiver) necessarie per una psicoterapia efficace. Ovvero sono state tratte considerazioni sul “setting fuori dalla stanza” di psicoterapia con l’introduzione di strumenti specifici; “La comunicazione della storia di Tutela con valenza terapeutica”, articolo scientifico di prossima divulgazione (nel 2020).

Progetti in corso:

1. Proseguire nell’approfondimento della letteratura scientifica e della discussione clinica sulla casistica trattata, al fine di focalizzare una metodologia specifica e articolata per fasi di età rispetto alla cura del “trauma complesso” nel contesto di Tutela minorile.

2. Predisposizione di un protocollo di “ricerca pilota” sull’efficacia della psicoterapia in contesti di Tutela minorile con la collaborazione di alcune “Reti affidi” del territorio bergamasco.

3. Realizzazione di articoli scientifici con focus la presa in carico psicoterapica in contesti di tutela minorile.

Gruppo di formazione e di studio: “Gestione della comunicazione ai figli minori di pazienti ricoverati circa la malattia del genitore e il suo decorso” (2011-2015)

Coordinatori: Dott.ssa W. Capuzzo e Dott.ssa C. Cavatorta

Il gruppo è nato dalla richiesta del personale sanitario, medici e psicologi, operanti all’interno della Clinica Ematologica dell’Ospedale San Gerardo di Monza sul tema in oggetto.

Il lavoro ha condotto alla realizzazione del progetto “Seminari San Gerardo”. L’attività si svolge con incontri di formazione e di supervisione a cadenza mensile dedicati al lavoro del reparto e alla casistica clinica portata dagli operatori.

Particolare attenzione è dedicata al tema della comunicazione tra operatori, tra operatori e pazienti e fra operatori e familiari.

 

Gruppi di elaborazione del lutto per bambini: “Parliamone insieme: il lutto" 

Coordinati dalle Dott.sse W. Capuzzo , C. Cavatorta e C. De Stefanis.

Sono gruppi di bambini dai 6 agli 11 anni e genitori superstiti. Prima dell’avvio dei quattro incontri con i bambini e in parallelo con i genitori, vengono condotti un incontro preliminare e successivamente un colloquio individuale di restituzione con i genitori. A distanza di tempo viene fatto un incontro di follow up con genitori e bambini. Tale esperienza ha anche valenza didattica in quanto vi partecipano, come osservatori esterni, studenti del 3° e 4° anno della Scuola. 

 

Gruppo di ricerca su “Ruolo e funzione della figura paterna” (2012-2015)

Coordinatore: Dott.ssa W. Capuzzo
Collaboratori: Dott.sse C. Cavatorta e C. De Stefanis.

Il gruppo ha svolto sul tema una ricerca teorico-clinica, con particolare attenzione all’importanza e pregnanza della figura paterna all’interno dell’intervento diagnostico-terapeutico.

Ultimamente ci si è dedicati all’individuazione di eventuali differenze e specificità relative al tema dell’elaborazione del lutto.

 

Gruppo di ricerca sulla relazione implicita: “La ricerca di una direzione congiunta tra azione a affetto” (2013-2015)

Coordinatore Dott.ssa R. Taulaigo
Collaboratori: Dott.sse P. Brambilla, M. Colciago, A. Fazio, A. Mincuzzi, E. Pizzi, C. Pucci e S. Zenoni

Il gruppo, attraverso la lettura di Autori come Lyons-Ruth, Daniel Stern, Beatrice Beebe, Frank Lachman, il Boston Change Process Group, Steven H. Knoblauch  si è impegnato nell'approfondire l'importanza della relazione implicita nella relazione terapeutica, partendo dal presupposto che i livelli di significato psicodinamico vengano trasmessi, messi in atto ed espressi da processi prevalentemente non simbolici. Il conoscere relazionale implicito si basa, infatti, sugli affetti e sull'azione più che sulla parola e sul simbolo.

In particolare, attraverso la trascrizione delle sedute e la lettura delle stesse in termini di "livello locale" (elementi interattivi ricorrenti, proprietà emergenti, sloppiness, direzione, ritmo, livelli di arousal, digiunzioni/riparazioni, contatto e ritiro, processi di auto ed eteroregolazione) il gruppo si è proposto di evidenziare i fattori più rilevanti di cambiamento clinico.

E' stato inoltre oggetto di riflessione la constatazione che dirigere il focus dell'attenzione su questi elementi impliciti possa cambiare il nostro assetto mentale e la nostra modalità di lavoro di psicoterapeuti.

Il gruppo ha portato le sue riflessioni teoriche e cliniche al convegno “I luoghi dello sguardo. Giornata di studio", organizzato dall’Istituto il 10 ottobre 2015, con la presentazione della relazione  “Nascita prematura: uno sguardo sulla relazione genitore-bambino attraverso la valutazione di interazioni videoregistrate: il video come frattale".

 

Gruppo di ricerca: “L’influenza della prematurità sull’interazione precoce madre-bambino: una valutazione quantitativa e qualitativa” (2013-2015)

Collaboratori: Dott.sse M. Bonomi, C. De Stefanis, E. Pizzi, T. Pozzetti, C. Rossari, M. Scaler e F. Villa

Il gruppo ha cercato di valutare se e come la prematurità interferisca nella relazione madre-bambino analizzando l’interazione madre-bambino a 2 e 3 anni, sia da un punto di vista qualitativo sia quantitativo. L’analisi è stata condotta attraverso la valutazione dei video dei bambini nati pretermine e a termine (gruppo di controllo) raccolti all’interno di una ricerca sulle Funzioni Esecutive. E’ stata utilizzata a tale scopo la Scheda di Valutazione Qualitativa dei Video e la Dyadic Coding Scale.

I risultati di questo studio sono stati riportati nella relazione Uno sguardo verso la relazione implicita. Esperienze di vicinanza per "approssimazione, presentata al convegno “I luoghi dello sguardo. Giornata di studio", organizzata dall’Istituto in data 10 marzo 2015.

 

Gruppi di ricerca “sull’Infant Observation come strumento di prevenzione” (2011-2015)

Coordinatori: Dott.sse N. Marcheggiani e C. Pini

Tali gruppi sono stati direzionati per proseguire nella direzione di un’estensione del metodo dell’Infant Observation a coppie a rischio madri-bambini ricoverati in patologia neonatale.

I gruppi hanno effettuato per un anno l’Osservazione del Neonato presso due coppie madre-neonato a rischio. L’intento è stato quello di utilizzare le esperienze osservative al fine di costruire un modello di intervento attraverso l’utilizzo della metodologia dell’Infant Observation per la prevenzione di abusi, maltrattamenti o abbandoni in coppie madre-neonato a rischio.

Nel novembre 2014 i gruppi hanno presentato i risultati della ricerca in un seminario presso l’Istituto.

 

Gruppo di ricerca su: "Il pensiero di Tronick" (2013-2014)

Coordinatore: Dott.ssa R. Taulaigo
Collaboratori: Dott.sse P. Brambilla, M. Colciago, A. Fazio, A. Mincuzzi, E. Pizzi, C. Pucci e S. Zenoni

Il gruppo, studiando il pensiero di Tronick nelle sue diverse evoluzioni e diramazioni, ha cercato di applicare in ambito clinico le scoperte e le riflessioni di questo autore.

In particolare l'attenzione si è indirizzata verso i processi di sintonizzazione, rottura è riparazione nell'ambito della psicoterapia infantile.

Al seminario internazionale con Edward Tronick: “Regolazione emotiva e costruzione del significato: tra clinica e ricerca”, tenutosi a Milano il 28-29 novembre 2014, il gruppo, nella persona della dott.ssa Marta Colciago, ha partecipato alla tavola rotonda presentando un’esperienza clinica sul tema: "Favorire la sintonizzazione e la riparazione nell'ambito di una psicoterapia congiunta".

 

Gruppo di ricerca sulla “Consultazione Partecipata” (2013-2014)

Collaboratori: Dott.sse M. Fumagalli, C. Liberatore, L. Ruggeri e A. Sorrenti

Il gruppo ha approfondito le tecniche psicoanalitiche di intervento con bambini e genitori nella stessa stanza d'analisi, riprendendo le teorie sull’Infant Observation e le teorie sull'intersoggettività. Partendo dal modello proposto da Dina Vallino sulla Consultazione Partecipata, sono stati declinati alcuni concetti psicoanalitici all'interno di un setting allargato dove gli sguardi si incontrano e si incrociano sul bambino, alla relazione tra lui e i genitori, alla relazione tra i genitori in presenza del bambino, allo sguardo dei genitori e del bambino al terapeuta. Giochi transferali ed identificazioni incrociate si animano e vogliono essere oggetto di riflessione su casi clinici.

 

Gruppi di ricerca “sull’identificazione proiettiva nei processi di attaccamento, regolazione emotiva e mentalizzazione: prospettive teoriche e cliniche” (2011-2012)

Coordinatore: Dott.ssa C. Pini
Collaboratori: Dott. A. Ballarani, S. Cavenaghi, A. Modignani e E. Pizzi

La ricerca si è orientata ad interrogarsi sul concetto di identificazione proiettiva attraverso riflessioni teorico-cliniche attorno alla relazione madre-bambino e alla relazione terapeutica.

 

Gruppo di studio: “Transfert e relazione terapeutica” (2011-2012)

Coordinatore: Dott. F. Mancuso
Collaboratori: Dott. R. De Pace, N. Rota, R. Vitali e A. Ziche

Ciò che caratterizza il metodo psicoanalitico, rispetto ad altre forme terapeutiche, è l’uso del transfert sia come riferimento principale del setting interno del terapeuta sia come una bussola che ci guida nel percorso con l’Altro, facendoci porre tutta una serie di interrogativi: “cosa mi sta comunicando?”, “cosa rappresento per lui/lei?”, “perché mi è così facile/difficile starci insieme?”.

Partendo da queste sintetiche considerazioni gli autori, con sfumature differenti, si sono confrontati su questo fondamentale elemento del nostro lavorare che, come tutto ciò che attiene alle relazioni umane, porta con sé potenzialità distruttive e forze vitali; questo orizzonte, dove tutto è possibile, a volte presenta "turbamenti" e può risultare difficile da guardare.

Le riflessioni del gruppo sul transfert nella relazione terapeutica hanno condotto alla realizzazione di una giornata di studio dal titolo “Il diritto alle sfumature. Qualità e forme del transfert.”

 

Gruppo di studio: “Neuroscienze e psicoanalisi” (2011-2012)

Coordinatore: Dott.ssa R. Taulaigo
Collaboratori: Dott.sse E. Boni, M. Colciago, F. Daidone Costantino, A. Fazio, A. Gallina, E. Pizzi, M.C. Scavo e C. Vianello

Il gruppo ha riflettuto sugli apporti dell’Infant Research, degli studiosi dell’attaccamento e degli autori (Mears, Bromberg, Bucci, Schore, Seligman) che ricercano un ponte teorico-clinico tra psicoanalisi e i nuovi apporti delle neuroscienze.

Questo lavoro ha promosso l’organizzazione di una giornata di studio dal titolo “Psicoanalisi e Neuroscienze. Risonanze teoriche e nuove prospettive nella clinica dell’età evolutiva” che ha previsto il confronto con G. Moccia, A. Falci, M.L. Mondello, studiosi esperti in questo campo interdisciplinare.

 

Gruppo di studio: “Il corpo che parla: il sintomo psicosomatico in età evolutiva” (2011-2012)

Coordinatore: Dott.ssa C. Avallone

Il gruppo intende focalizzare l’interesse sui disturbi psicosomatici sia in età infantile che adolescenziale, ponendo così in relazione la mente con il corpo come entità strettamente connesse. Il percorso prevede di dare rilevanza sia alla letteratura sul tema, sia di dare spazio alla pratica clinica.

Sono in preparazione una serie di Seminari Clinici condotti da ex allievi.

I Seminari saranno rivolti a Soci e Allievi, al fine di consolidare il pensiero clinico e teorico specifico dell’Istituto in diversi contesti operativi.

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