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Aiutiamo gli avvocati ad aumentare le proprie competenze nella comprensione del contesto psicologico che riguarda il bambino  all'interno degli scenari di separazione e mediazione familiare.

Crediamo nel valore di una buona capacità di mediazione e che essa sia la migliore risorsa per prevenire il disagio (o il suo aggravamento) nei minori che vivono il lutto della famiglia.

Il team di PSIBA

Titolo variabile

Nelle situazioni in cui la tensione genitoriale persiste e perdura nel tempo, vi è  un grande rischio che il conflitto fra i genitori occupi tutta la scena e che il bambino resti sullo sfondo. 

Nel momento in cui la tensione tra i genitori accresce di intensità al punto che la coppia  non è più in grado di gestirla, il figlio viene coinvolto, triangolato o   strumentalizzato  nel tentativo -inconsapevole naturalmente- di arginare o contenere il conflitto.

Accade che uno dei genitori si allei con un figlio allo scopo di generare un legame di solidarietà con lui,  per schierarsi contro l’altro.

A chi devo quindi poter voler bene si chiederà il bambino.

Se ciascun genitore esige l’alleanza del figlio, questo può intendere ogni sua mossa come una conferma per l’uno e al contempo  un attacco per l’altro, ritrovandosi in uno stato di grave paralisi. 

I bambini non sono ancora in grado  di opporre  resistenza sul piano emotivo ai condizionamenti  psicologici degli adulti.

Le competenze di mediazione:
una risorsa che aumenta la tua professionalità di consulente legale.

Quando ci si trova alle prese con coppie altamente conflittuali è possibile che entrambi i genitori o uno dei due, più o meno consciamente, mettano  in atto dinamiche  volte ad influenzare lo stato emotivo e comportamentale del figlio rispetto all’altro genitore.

Sono molte le domande a cui un avvocato dovrebbe saper rispondere quando si tratta di dispute legali che coinvolgono i minori, proprio perché sono questi ultimi i soggetti da tutelare davvero e per primi.

È frequente che il ricorso allo specialista in psicologia dell'età evolutiva avvenga solo quando i segnali del disagio nel minore sono già diventati di estrema rilevanza.

E quale diventa allora, in una visone etica, il ruolo del legale? 

Non spetta certamente a noi il ruolo di parlare alle coscienze, possiamo invece parlare alle consapevolezze e stimolarle a crescere in una visione laica e attenta alla salvaguardia del più fragile: il minore.

Cominciamo con l'addentrarci meglio in qualche "ovvietà".

Come possiamo riconoscere le manipolazioni e le strumentalizzazioni da parte dei genitori?

Capita sovente  di osservare che il genitore collocatario può interferire in modo negativo nell’accompagnamento del figlio nel rispetto della  regolamentazione delle visite, alterando quindi la serenità con cui il bambino trascorre il tempo dall’altro genitore.

Capita sovente  di osservare che il genitore collocatario può interferire in modo negativo nell’accompagnamento del figlio nel rispetto della  regolamentazione delle visite, alterando quindi la serenità con cui il bambino trascorre il tempo dall’altro genitore.

I genitori, spesso con l’intento dichiarato di voler garantire al proprio bambino le migliori cure, tendono a screditare, sminuire l’altro genitore o a sottolineare lo stato del proprio malessere se il bambino  mette in atto determinate scelte a seguito del tempo trascorso con l’altro genitore.

Vi sono poi strategie più sottili che rischiano di alterare la serenità del bambino e che si intercettano in comportamenti omissivi che si traducono in una scarsa partecipazione alla vita del bambino o in un’assenza della propria partecipazione emotiva. Il bambino ne esce sempre con il vissuto di una non considerazione  e di sentir ignorati i propri bisogni.

Capita sovente  di osservare che il genitore collocatario può interferire in modo negativo nell’accompagnamento del figlio nel rispetto della  regolamentazione delle visite, alterando quindi la serenità con cui il bambino trascorre il tempo dall’altro genitore.

I genitori, spesso con l’intento dichiarato di voler garantire al proprio bambino le migliori cure, tendono a screditare, sminuire l’altro genitore o a sottolineare lo stato del proprio malessere se il bambino  mette in atto determinate scelte a seguito del tempo trascorso con l’altro genitore.

Vi sono poi strategie più sottili che rischiano di alterare la serenità del bambino e che si intercettano in comportamenti omissivi che si traducono in una scarsa partecipazione alla vita del bambino o in un’assenza della propria partecipazione emotiva. Il bambino ne esce sempre con il vissuto di una non considerazione  e di sentir ignorati i propri bisogni.

Quali sono gli effetti di questi conflitti sul bambino ?

Ma esistono davvero problemi legati al sonno?

Nella popolazione di  bambini dai  3 ai 5 anni  le difficoltà ad addormentarsi e i risvegli notturni si presentano oggi  nel 15-30% della popolazione infantile e comprendono paure notturne, incubi, difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, sonnambulismo e panico notturno.

Nei bambini dai 6 ai 12 anni la frequenza dei problemi  del sonno si aggira intorno al 37% dei casi e si manifesta con opposizioni nel momento di coricarsi, ritardo o ansia all’inizio del sonno e sonnolenza diurna.

Varie sono le cause che interferiscono sulla non acquisizione o sulla perdita dei ritmi del sonno. Frequentemente esse non sono evidenziabili (insonnie primitive), mentre altre volte vi sono  chiare correlazioni con fattori estrinseci (insonnie secondarie). Saperle riconoscere è determinante per sostenere una famiglia in modo efficace.

Come possiamo riconoscere le cause dell'insonnia?

Insonnie primitive e insonnie secondarie

Al gruppo delle insonnie primitive appartengono molti disturbi del sonno del lattante senza una causa organica. Spesso si tratta di  difficoltà dell’addormentamento o del mantenimento del sonno , indotte dai comportamenti dei genitori e dall’ambiente.  Genitori  che vanno in ansia o gestiscono pianti notturni con rituali che abituano ad addormentarsi con loro e che trasferiscono il bambino da una stanza all’altra o da un letto all’altro continuamente. Parliamo quindi di  “ pianti notturni condizionati”

 Dottoressa il mio bambino piange così tanto che  trascorriamo la notte facendo avanti indietro da una camera all’altra…o  mettendoci in macchina e facendo la tangenziale per ore. Il nostro lettone ormai è affollato dai nostri bambini…

Le insonnie secondarie invece  ci introducono nei disturbi del sonno indotti da cause ben identificabili.

Fra di esse riveste un posto di rilievo  l’allergia alle proteine del latte che  è stata accertata essere un elemento eziopatogenetico accertabile di coliche e di turbe del sonno.

Turbe nella regolazione del respiro  (scriverei disturbi respiratori) possono essere un’altra causa delle difficoltà di addormentamento, di risvegli frequenti, di crisi e di paure notturne. 

Altre volte invece si tratta di “un sonno problematico” con difficoltà di addormentamento  e successivi continui risvegli durante la notte. In alcuni bambini tali comportamenti possono essere considerati come la diretta conseguenza dell’addormentamento in fase REM.

Vi sono poi altre  cause fisiologiche che disturbano il processo del sonno.

 Le Parasonnie sono ad esempio fenomeni del sonno caratterizzati da comportamenti  abnormi o eventi fisiologici che si  verificano durante il sonno o durante la transizione dal sonno alla veglia. 

Il Sonnambulismo, il parlare nel sonno, i terrori del sonno sono  parasonnie n-REM  correlate che si verificano durante il sonno profondo o nella prima parte della notte . Gli incubi notturni invece poiché si verificano durante il sonno REM avvengono  durante la seconda parte della notte.

..ci siamo quasi

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I disturbi del sonno nella prima infanzia e acquisisci le competenze necessarie che ti consentiranno di:

✔︎ interpretare le situazioni di difficoltà e comprendere.... 
✔︎ dare ai tuoi pazienti i migliori consigli per monitorare i fenomeni legati al sono dei bambini
✔︎ ....... da definire