Istituto di Psicoterapia del bambino e dell’adolescente

Fondato nel 1975

Seminari

Nuovi strumenti di definizione identitaria dell’adolescente e loro utilizzo in terapia

Dott.ssa M.I. Colombini, Dott.ssa L. De Bastiani, Dott.ssa S. Bruzzone, Dott.ssa F. Dossena, Dott.ssa G. Galbiati, Dott.ssa V. Lucioli Ottieri, Dott.ssa I. Mazzon, Dott.ssa F. Mariotti, Dott.ssa V. Pasquino, Dott. P. Tagliani e Dott.ssa R. Vitali
Psicologi, Psicoterapeuti, Soci Psiba

09 aprile 2016

Orario 09:00/13:30

Nel Seminario verranno riproposti in forma rielaborata i contributi che sono stati portati ai Seminari Agippsa di Roma  nel novembre 2015. Il titolo scelto rappresenta il filo conduttore dei lavori.

Come osservano Vitali e Colombini: “L’identità è un costrutto multidimensionale, influenzato da moltissime sfumature. Essa risponde in modo importante anche alla necessità dell’individuo in crescita di costruire una posizione stabile che consenta di interpretare e di controllare una realtà condivisa. In questo senso l’identità attiene anche ad un bisogno fondamentalmente adattivo che all’adolescente richiede un’impegnativa riorganizzazione psichica non sempre facile da maneggiare. La sessualità può assumere un ruolo significativo all’interno di questo processo, sostenendo dei passaggi evolutivi oppure una rottura con precedenti funzionamenti, l’introduzione di nuove varianti identificatorie che, se ben sviluppate, possono offrire un punto di appoggio alle emergenti impalcature psichiche che l’adolescente inizia ad ergere”.

Tagliani e Dossena si occupano del dilagante fenomeno dei disturbi dell’apprendimento. Essi propongono una rilettura “delle difficoltà di apprendimento in generale e dei DSA in particolare in chiave psicodinamica che tiene in considerazione lo sviluppo della relazione primaria come terreno su cui si può strutturare  il “sintomo poi espresso a livello scolastico”.  Il “sintomo” -che si esplicita in un disfunzionamento in una o più aree (lettura, scrittura, calcolo)- ha sicuramente radici lontane, ma anche determinanti attuali. “In effetti, in una società nella quale il successo scolastico è un indicatore quasi universale di funzionamento generale della persona, il disturbo dell’apprendimento sembra aver assunto un ruolo centrale nella riflessione psicologica e didattica. La “risoluzione” del sintomo attraverso le misure compensative e dispensative scolastiche e la riduzione della pressione familiare conseguente ad un oggettivo miglioramento del profitto, riducono indubbiamente il senso di frustrazione e di malessere del soggetto, ma non affrontano la radice di una problematica che può successivamente presentarsi in altre fasi (es: carriera universitaria). Il rischio, con questi soggetti, è spostare, anche in terapia, il focus sulla scuola, confermando che l’unico modo che essi hanno per esprimere il proprio disagio è quello della difficoltà di apprendimento”.

Infine De Bastiani, Bruzzone, Galbiati, Lucioli Ottieri, Mariotti, Mazzon e Pasquino ci conducono a esplorare lo strumento di Wathsapp, sostenendo che “negli adolescenti di oggi, attraverso Whatsapp e applicazioni analoghe, constatiamo la presenza di una modalità di comunicazione in cui primeggia l’evacuazione e in cui è sacrificata la riflessione e l’elaborazione meditata degli scritti. Ciò pare rispondere alla necessità d’istantaneità e immediatezza che domina il nostro presente e che investe in particolar modo gli adolescenti. I messaggi inviati ottengono una forma di riscontro subitaneo e sono sempre più economiche le forme di comunicazione: l’attesa è saturata dalla velocità della comunicazione virtuale; l’agito prende il sopravvento sul pensiero grazie ad un click; le distanze ridotte e quasi negate; il bisogno di controllo appagato grazie alle “visualizzazioni”. In questo contesto ci domandiamo quanto tale modalità di pensiero si scontri con quella che proponiamo nelle nostre stanze di terapia e quanto ostacoli un percorso riflessivo ed introspettivo, ma non solo. Un’altra domanda importante per noi terapeuti è legata a come collocarci in tale forma comunicativa che sempre più irrompe all’interno del rapporto terapeutico stesso, divenendo elemento talvolta imprescindibile e poco trascurabile.