Istituto di Psicoterapia del bambino e dell’adolescente

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Seminari

Ascoltami empaticamente: voci e parole per raccontare l’adozione

Dott.ssa Luciana Cursio

17 aprile 2007

Sul tema adozione molto si è detto e scritto, ma è comunque certo che le parole per affrontare l’adozione, i discorsi diretti per saper davvero cosa poter rispondere a se stessi e ad altri interlocutori (fossero questi: il partner, lo stesso bimbo adottato, l’adolescente, il nonno o l’insegnante…) sono però sempre risultati lo zoccolo duro di questa materia, e le discussioni in équipe con i colleghi e con i coniugi interessati (durante i Corsi di Preparazione) ne sono apparse la riprova.

E’ così che ho pensato a possibili altre metodologie da utilizzare per migliorare la comunicazione con le coppie, per raggiungere davvero quella che io chiamo “la loro pancia” e mi è venuta l’idea di “affrontare i temi dell’adozione” parlando in prima persona, proprio…in forma diretta.

A tal stregua, chi poi avrebbe letto (od ascoltato..) avrebbe potuto cogliere maggiormente alcuni aspetti piuttosto che altri, trovar maggior risonanza con alcuni vissuti, ma non in modo didattico, generalizzato,  piuttosto secondo la propria disponibilità psichica di quel momento.

Il seminario di oggi vuol quindi essere un’occasione ulteriore per sperimentare, anche fra specialisti nel campo della psicologia e della psicoterapia, tale metodo che ritengo possa ritenersi un valido strumento pure per quegli operatori del settore che, come me, abbiano voglia di sperimentarsi, di confrontarsi con altre modalità di intervento, superando (in qualche modo) quelle rigide barriere deontologiche che vorrebbero congelare la professione dello psicologo (in ambito adottivo) nella sola accezione di “longa manus del Tribunale”, colui cioè che valuta classificando a priori le emozioni giuste e sbagliate.

E’ per questo che il presente lavoro affronta il tema dell’adottare e dell’essere adottato, proprio attraverso le stesse parole che sorgerebbero spontanee da uno qualsiasi dei tanti protagonisti che ruotano intorno a questo fenomeno, permettendo di ascoltare e di mettersi in sintonia con le emozioni profonde ed ambivalenti che il “mondo adozione” porta con sé.

Leggere ed ascoltare empaticamente (come consiglia il titolo) le riflessioni e i discorsi espressi in prima persona, fa sì cioè che si possa arrivare ad essere meglio consapevoli di ciò che autenticamente sentiamo (più che pensiamo), superando quelle automatiche razionalizzazioni difensive che spesso, anche gli operatori psicosociali, mettono inconsapevolmente in atto.

Sentiamo che i percorsi di medicalizzazione assistita come davvero antitetici ad un autentico desiderio di genitorialità adottiva? Il termine madre è complementare od opposto a quello di mamma? Neghiamo anche noi una certa diversità etnica in virtù di disarmoniche generalizzazioni indebite? Questi ed altri ancora, saranno gli interrogativi affrontati insieme, ma “dalla parte dei protagonisti stessi dell’adozione”.